1972 – 2022. Nel segno della grazia

Maura Jasoni – Il volto (1976)

Nel segno della grazia

“Nudi femminili; mammelle; cosce (lunghe); accenni a scarpette […] fili; gabbie; ondulazioni; soprattutto dolore. […] Ma tendenza a risolvere nella grazia del segno: il segno della grazia!”1. Mario Soldati, nel suo Appunto su Maura Jasoni del 1973, traccia un profilo della giovane artista spezzina che come una missiva, puntuale e lungimirante, arriva sino ad oggi.

1972 – 2022: eccole qui le cinquanta primavere artistiche di Maura Jasoni.

Un tempo che racconta Maura, donna, artista, gallerista, docente. Maura che trasforma disegno, pittura, incisione in strumenti irrequieti di esplorazione dell’esistenza. Se un dono di Maura Jasoni, oggi come ieri, deve essere celebrato è quello della disposizione all’indagine, artistica-personale ma anche collettiva, che attraversa tutta la sua produzione. Un’esplorazione che passa attraverso il “segno” e che si nutre di domande, inquietudini, denunce, prese di coscienza, meraviglie, incauti risvegli, per poi risolversi in una carezza visiva, di sintesi, che è la sua stessa opera, tutta.

Ecco perché questa mostra non poteva che essere antologica e avveniristica insieme, perché ripercorrere il lavoro di Maura Jasoni significa osservare un cammino iniziato e mai esauritosi, dove retrospettiva e sguardo al futuro si corteggiano e si tendono la mano. Corpi, volti, paesaggi, simbolismi, ballerine, accessi al reale, soggetti romanzeschi, ritratti, incontri… un florilegio d’arte, una selezione attenta di chi è stata, è e sarà Maura Jasoni attraverso le sue creazioni. Qui tutto si tiene e tutto diviene in una elegante complessità che non ammette riserve né retorica.

Allora che un nuovo osservatore si fermi a guardare, che passanti curiosi si chiedano “Dov’è che corre, non sarà stanca?”2. Ogni opera potrà rispondere che il viaggio è ancora lungo e che Maura Jasoni rincorre, infaticabile, il mistero del suo segno, con grazia.

Anita Bianco, maggio 2022

  1. Mario Soldati, Appunto su Maura Jasoni, 1973.[]
  2. Wislawa Szymborska, Ritratto di donna, Grande numero, Milano, Scheiwiller, 2006.

    “Deve essere a scelta.

    Cambiare, purché niente cambi.

    È facile, impossibile, difficile, ne vale la pena.

    Ha gli occhi, se occorre, ora azzurri, ora grigi, neri, allegri, senza motivo pieni di lacrime.

    Dorme con lui come la prima venuta, l’unica al mondo. Gli darà quattro figli, nessuno, uno.

    Ingenua, ma è un’ottima consigliera.

    Debole, ma sosterrà.

    Non ha la testa sulle spalle, però l’avrà.

    Legge Jaspers e le riviste femminili.

    Non sa a che serve questa vite, e costruirà un ponte.

    Giovane, come al solito giovane, sempre ancora giovane.

    Tiene nelle mani un passero con l’ala spezzata, soldi suoi per un viaggio lungo e lontano, una mezzaluna, un impacco e un bicchierino di vodka.

    Dove è che corre, non sarà stanca?

    Ma no, solo un poco, molto, non importa.

    O lo ama, o si è intestardita.

    Nel bene, nel male, e per l’amor di Dio.”

    []

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